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Adamo ed Eva nella Creazione Primordiale

 Sarà certo chiaro che Mosè, nell’uscire dai Collegi dei Faraoni, usò per il popolo d’Israele la segreta arte del mito appresa dai Maestri egiziani. Ciò che gli fu lecito dire o scrivere, fu da lui espresso con un linguaggio ispirato accessibile alle masse a tendenza religiosa, ma consegnò alle stesse masse l’insegnamento segreto nella tipica espressione del mito.
Con questo criterio egli scrisse la Genesi (o il Genesi), utilizzando molti simboli fra i quali sono ormai popolari, e poco o niente compresi, l’Albero della Vita e l’Albero della Scienza del Bene e del Male , il serpente (le forze Arimaniche) e il frutto proibito, il cherubino armato di spada infuocata (il Guardiano della Soglia ) pronto agli ordini di Dio per difendere l’Albero della Vita. Gli altri simboli sono Adamo ed Eva, il giardino di Eden, i fiumi, gli animali, ecc.
I Cattolici continuano a pregare e a credere al pomo della discordia, il fico o la melagrana, al serpente che parlava ad Eva, e al peccato originale, dovuto ad una fanciullesca disubbidienza mangereccia o ad un peccato sessuale.
Tutto questo è puerile, ma di indubbia efficacia. Senza il mito della Genesi avremmo perduto un profondo insegnamento archeosofico. Il racconto insegnato e custodito dalle Chiese exoteriche (secondo il popolo) come un episodio vero, storico, ha un rovescio della medaglia, in quanto possiede un intenso insegnamento occulto. È a questo che noi accenneremo, con particolare riferimento alla donna primordiale (Eva) e alla donna terrena.
Premettiamo di non voler sviluppare in questa occasione la tematica dei due Alberi della Genesi, perché probabilmente non tutti i lettori e le lettrici sono Kabbalisti molto addentro ai testi della Kabbalà o Tradizione segreta d’Israele, ma riprenderemo l’argomento dando ampie spiegazioni al momento più opportuno. Ora, la ricerca consiste nell’accertamento del concorso di colpa da parte di Eva in merito alla disubbidienza di Adamo verso il suo Creatore.
La Genesi di Mosè ci trasferisce al di là del tempo e dello spazio in un mondo ultrafisico, quando la terra sulla quale viviamo non era neppure una massa incandescente, ed il sistema solare non aveva consistenza fisica, ma era modellato nel nulla. In questo mondo metafisico, immaginiamo con Mosè un Adamo creato e messo in un meraviglioso giardino in compagnia di animali, uccelli, alberi, ma solo, senza una compagna simile a lui.
Un Adamo unico, ma che racchiudeva in sé colei che doveva essere la sua donna: Eva. Un Adamo Androgine, cioè maschio e femmina, attivo e attrattivo. Attorno a lui tutto era già scisso secondo i modelli prestabiliti della creazione archetipica, cioè non ancora materializzata. Anche il regno animale era stato attuato nella sua varietà, quindi era necessario che Adamo androgine, uno e solo, entrasse nella dualità individuandosi secondo la legge universale della creazione ideale. Del resto, egli stesso voleva una compagna a lui simile, e Dio Padre-Madre gliela concesse. Lo mise in uno stato di sonno letargico, e dal corpo luminoso, etereo di Adamo sdoppiò la parte femminile. Si ebbero due Adami, di cui uno prese il nome di Eva. Fu un misterioso parto della femmina. Ma attenzione, non lasciatevi prendere dalla tentazione di immaginare il primo uomo e la prima donna così come siamo noi: quella creazione fu nel mondo delle idee.
La creazione primordiale, lo sdoppiamento dell’unità adamica, presuppone il proiettarsi in un’altra dimensione. Abbiamo detto “dimensione”: che cos’è? Le dimensioni sono espressioni di potenza. L’uomo prigioniero in una forma a tre dimensioni (altezza, larghezza, profondità) ed un peso specifico dovuto alla densità, guarda e considera tutte le cose sotto la luce delle tre dimensioni, poiché per esso vale solamente la quantità fisico-vitale. I defunti, cioè i disincarnati liberi dal corpo fisico materiale e dai corpi energetici (eterico, astrale, mentale), vivono solamente nella quarta dimensione, ovvero in uno stato puramente spirituale, etereo (non eterico), e perciò potenziale, che rende possibile quella penetrazione dei corpi non consentita dalle legge fisiche. Le dimensioni sono diverse: dieci, tante quanto i Sefiroti della Kabbalà. L’Eden, o Paradiso terrestre, e l’Eden Celeste, o la nuova Gerusalemme, si trovano in una di queste dimensioni.
Nello sdoppiamento Adamo subì un alienamento di quella parte di sé che abbiamo definito femminile, attrattiva, l’elemento passivo per mezzo del quale Adamo si individualizzò. La volontà di Adamo aveva due qualità: l’una maschile o espansiva, e l’altra femminile o attrattiva. Da uno, divennero due princìpi volitivi intellettivi. Adamo, vedendosi riflesso in Eva, prese coscienza di sé. Se fosse rimasto androgine (maschio e femmina nell’unità) gli sarebbe stato impossibile acquistare il libero arbitrio e compiere un ulteriore sviluppo mediante la sua forza ausiliaria da lui stesso emanata. Nella lingua ebraica, usata per scrivere la Bibbia, la parte maschile di Adamo individualizzata prende il nome di Aîsh, e quella femminile di Aîshah. Perciò, anche se abbiamo fin qui nominato Eva, tale nome si deve intendere con altro significato (Hewah = esistenza elementare), ossia ciò che costituisce l’origine di tutto ciò che costituisce questa esistenza.

dal capitolo “LA DONNA PRIMORDIALE NEL MITO DELLA CADUTA DI ADAMO ED EVA GLI EFFETTI DELLA CONTRO-INIZIAZIONE L’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE”

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