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Coro Angelico dei Serafini

Serafim, dall’ebraico שׂרפים, Serafim: gli “Ardenti”, “coloro che bruciano d’amore per Dio” (Is.6:3). La prima essenza celeste è fulgore di perfezione e splendore di bellezza (Sal.49:2-3), fuoco d’amore consumante (Es.24:17) e sovrabbondante fervore, incessante movimento indice di intensissima vita, che unendosi purifica sommamente (Is.6:6-7) e trasforma chi si rende degno partecipandolo alla sua natura, infondendogli con la propria stessa vivente essenza un impeto irresistibile e una indeclinabile virtù con il potere di vibrare, di sintonizzare con l’amore divino, la gioia divina, l’energia divina, e la volontà divina, avvicinandolo all’unione con Dio.

I Serafini comunicano agli Ordini inferiori ciò che ricevono dalla Luce gloriosa di Dio, che viene accolto secondo il grado di ricettività e affinità.

I due Serafiniche stanno in piedi davanti al Signore seduto sul trono” sono individuati da Origene come il Verbo e lo Spirito Santo, che con il loro canto rivelano il Mistero della Santissima Trinità:

«E l’uno rivolto all’altro proclamava: Santo, Santo, Santo è il Signore Tsebaoth» (Is.6:3).

Santo-Santo-Santo si riferisce sia al Dio Unico, il “Re della Gloria” (Sal.24,10), che alle sue Tre Personalità uguali e distinte, individuate dalla triplice ripetizione di Qedhôsh: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Si fa riferimento ai due Serafini nel Salmo 33, versetto 6: «Con la Parola di Yahveh furono fatti i cieli e con il Soffio della sua bocca (l’Onnipotenza creatrice) tutto il loro esercito (di angeli).»

La visione del Serafino (Is.6:3 s.; Ap.4:8) “su cui risiede la Gloria di Dio d’Israele” (Ez.9:3;10:4;10:18), è oggetto di contemplazione degli estatici della Merkabah.
I Serafini vengono dipinti completamente in rosso fuoco. Hanno ali rosse, delle quali due coprono il viso e due i piedi, ed una spada fiammeggiante nella mano destra. I loro piedi sono nudi e non hanno altro vestito che le ali. Essi sono coloro che vigilano intorno al trono di Dio (cfr. Tommaso Palamidessi, L’icona, i colori e l’ascesi artistica).

LE CORRISPONDENZE
Al Coro angelico dei Serafini corrisponde il nome ebraico Haioth Akkodesch: “le Sacre Creature Viventi” (Ez.1:5) a mezzo delle quali Dio distribuisce il dono di essere.

Il Nome divino corrispondente è אהיה, la Sefirà כתר Kether.

Il Cielo astrologico del Primo Mobile. A proposito delle corrispondenze celesti, Agrippa scrive nel suo De occulta philosophia che i 10 Nomi Divini Principali, attraverso le 10 Sefiroth «come attraverso abiti o strumenti o esemplari dell’archetipo, influiscono e agiscono su tutte le creature, a cominciare dalle superiori. Perché tali Nomi Divini influiscono in primo luogo e immediatamente sui nove ordini angelici e sul coro delle anime beate, indi, attraverso questi, sulle sfere celesti, sui pianeti e sugli uomini e infine sulle cose, di cui ciascuna ne riceve il potere e la virtù.»

Poi aggiunge: «Il Nome di Gesù ha una medesima virtù del nome di 4 lettere, dato che il Padre gli ha conferito potestà su tutte le cose. I Cieli ricevono gli influssi dagli angeli e questi dal gran Nome di Dio e di JESV. La virtù è prima in Dio, poi si rispande sui dodici e sui sette angeli, che la trasmettono ai dodici Segni e ai sette Pianeti e da questi si riverbera su gli altri minori strumenti divini, penetrando successivamente sino alle cose più infime. Sono i sette spiriti che si tengono costantemente al cospetto di Dio e ai quali è stato dato il potere di disporre di tutto il reame del cielo e della terra.»

Alessandro Benassai
Estratto da “CORO ANGELICO DEI SERAFINI”

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