Gli Esseni

Gli Esseni conoscevano i “meravigliosi segreti” menzionati negli scritti di Qumran che possono venire identificati nell’esoterismo del Trono di Gloria e del suo Occupante, del Giardino di Eden, degli angeli e della fine dei Tempi. Filone d’Alessandria nel suo libro De Vita Contemplativa descrive come lui conobbe i Terapeuti Esseni viventi in Egitto, specialmente intorno ad Alessandria, ed informa che il loro insegnamento è basato su tre norme fondamentali : l’amore di Dio, l’amore delle virtù, l’amore degli uomini.
Le fonti d’informazione sugli Esseni oltre che in Filone si ritrovano nelle opere di Giuseppe Flavio, Plinio il Vecchio e in alcune porzioni del Talmùd palestinese e di Babilonia. In questi testi gli Esseni sono descritti in maniera precisa e concorde.
Il nome “Esseno” deriva dall’aramaico mesopotamico Hese che significa “santo”, che trova riscontro nella parola Hassidim = “giusti, santi”, che servì a designare coloro che si tennero raccolti in speciali comunità riservate, allo scopo di pervenire alla santità o Hassidut.
Tuttavia nel Talmùd si rintraccia il nome Assaya = “sanatore”, dal verbo Assè = “guarire”, da cui il termine usato da Filone Therapeutes nel significato particolare di guaritori dell’anima e del corpo. Giuseppe Flavio nelle sue opere Guerra Giudaica e Antichità Giudaiche, parla degli Esseni che presenta prima dei Farisei e dei Sadducei, dicendo:
“Costoro respingono i piaceri mentre guardano come virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Dispregiano la ricchezza e invano si cercherebbe tra di loro qualcuno che possegga più degli altri, dato che entrando nella corporazione cedono il loro patrimonio alla comunità, cosicché in tutti loro non appare né l’umiliazione della miseria, né l’alterigia della ricchezza, bensì essendo fusi insieme gli averi di ciascuno, hanno tutti, come fratelli, un solo patrimonio. Si vestono di bianco e non si ungono con l’olio.
La loro pietà verso la Divinità ha una forma particolare: prima del sorgere del sole non proferiscono alcunché di profano, ma recitano certe preghiere verso di esso, quasi a supplicarlo di spuntare. Dopo ciò ognuno è invitato dai sovrintendenti al mestiere che sa. Dopo aver lavorato energicamente fino all’ora quinta, si radunano nuovamente in un solo posto, e cintisi di un indumento di lino si lavano il corpo con acqua fredda.
Dopo questa purificazione, vanno insieme in un edificio particolare dove a nessuno d’altra fede è concesso d’entrare; loro stessi non entrano nel refettorio che dopo essersi purificati, come in un recinto sacro. Dopo che, in silenzio, si sono seduti, il panettiere serve i pani per ordine, e il cuciniere serve a ciascuno una sola scodella con una sola vivanda.
Il sacerdote premette al pasto una preghiera, e nessuno può gustare alcunché prima della preghiera; dopo che hanno mangiato egli aggiunge una nuova preghiera; cosicché sia al principio che alla fine venerano Dio come dispensatore della vita.
Dopo, deposto le vesti indossate per il pasto, dato che esse sono sacre, tornano nuovamente ai lavori fino a sera. Allora ritornano e cenano nella stessa maniera in compagnia degli ospiti, se per caso ve ne sono di passaggio tra loro. Né clamore ne tumulto contamina la casa: per parlare si cedono la parola, gli uni agli altri, ordinatamente.
A quelli che sono fuori il silenzio di quelli che sono dentro appare come uno spaventoso mistero, mentre è motivato dalla loro continua sobrietà e dal fatto che il cibo e la bevanda sono loro misurati in modo che siano soddisfatti, ma non più.
Hanno una cura straordinaria degli scritti degli antichi, scegliendo specialmente quelli che riguardano il profitto dell’anima e del corpo. E qui studiano come guarire le malattie, le radici che preservano da esse e le proprietà delle pietre. Coloro che desiderano entrare nella loro setta non ne ottengono l’accesso immediato. Al postulante impongono per un anno la stessa norma di vita, benché ne rimanga fuori: gli consegnano una piccola scure, la cintura e una veste bianca.
Dopoché egli in questo tempo avrà dato prova di temperanza, s’inoltra più addentro nella norma di vita ed è fatto partecipe di acque di purificazione ancora più pure, ma non è ancora accolto nella vita comune. E infatti, dopo la dimostrazione di costanza, per altri due anni se ne mette a prova il carattere; e allora se appare degno è accolto nella società. Tuttavia prima che possa partecipare all’Agape deve pronunciare davanti ai suoi fratelli giuramenti terribili.”
Gli Iniziati Esseni seguivano una rigida disciplina ascetica, con voto di castità e povertà; aspettavano la venuta del Salvatore, il Messia promesso, Colui che doveva venire, per cui si possono considerare precursori dell’imminente Cristianesimo. Gli Esseni che avevano scuole di profetismo, erano tutti Nazirei (da Nazir = “puro”)vocabolo che indicava coloro che erano “consacrati a Dio”.
Gli stessi principali tratti degli Esseni esposti da Flavio e da Filone, si ritrovano minutamente nelle descrizioni relative a coloro che con il nome di Hassidim, Assidei, e di Nazirei risalgono ai tempi dei profeti Amos e Geremias, e sono l’anello di congiunzione tra i discendenti di Mosè, gli Esseni riconfermati da Elia e gli Hassidim del tempo dei Maccabei.
Tutti i lineamenti essenziali essenici o hassideici o nazirei, si convogliano evidenti in Giovanni il Battista e nello stesso Gesù il Nazareno, o Gesù Nazireo come è chiamato indifferentemente nei Vangeli e nei primi Cristiani.

Alessandro Benassai

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