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Guarire con l’imposizione delle mani

L’arte di guarire con i fluidi umani assume in Archeosofica le caratteristiche degli Esseni e degli antichi profeti domiciliati sul Carmelo, lungo il Mar Morto a Qumran e il Mar Rosso, come lo furono i terapeuti ricordati da Filone e Plinio. Costoro ricorrevano non solo alle forze biomentali e alle proprietà medicamentose della farmacopea del loro tempo, ma anche alla preghiera. Essi avevano scoperto che il pensiero, se è guidato da una forte volontà, e volontà religiosa, ha capacità curative e guaritive, perché in ogni individuo vi è una riserva di energia vitale che può essere donata a chi ne ha bisogno per star bene, ma sempre con il consenso e la benedizione di Dio.
Quando il Messia entrò nella vita missionaria per la Redenzione dell’Umanità, insegnò come curare con mezzi psichici e spirituali, e ne diede l’esempio. Suggerì ai suoi discepoli di riunirsi a gruppi e viaggiare per il mondo allo scopo di insegnare, battezzare e guarire gli ammalati, ma li impegnò a rinnovarsi interiormente in conformità alla morale perfetta e assoluta, pervasa di carità e umiltà, per evitare di cadere in malattie peggiori e anche mortali. Spiegò che la malattia è una punizione divina, conseguenza di uno squilibrio provocato alle altre creature, in questa e in precedenti esistenze.
Sempre in tema di fluidi umani salutari, Ippocrate, padre della medicina greca, nato nell’isola di Cos nel 460 a.C. e morto probabilmente a Larissa nel 377, scrive di sé confermando la terapia magnetica: “Mi è spesso sembrato, mentre io stavo curando i miei pazienti, come le mie mani avessero la singolare proprietà di estrarre i prodotti di rifiuto a diverse impurità raccolte nelle parti malate, mentre le mie mani e le mie dita erano tese verso di esse. Così fu reso noto ai dotti che la salute può essere comunicata ai malati con alcuni gesti e col contatto (passi), allo stesso modo di alcune malattie possono essere comunicate dai malati ai sani.”
Esculapio o Asclepio risolveva le malattie alitando sulle parti malate e percuotendole con le mani, nonché utilizzando tutte le risorse fisiche e metafisiche della medicina del suo tempo.
Non è facile dire chi sia stato Esculapio: se un dio della medicina, figlio di Apollo e di Coronide, nato sul monte Tittione in Epidauro, poi discepolo di Chirone, dal quale apprese l’arte di conoscere le erbe mediche e le Scienze Occulte, seguendo infine gli Argonauti nella Colchide; oppure un Messia incarnato che guariva i malati e risuscitava i morti, insegnando i segreti dell’arte medica e teurgica ad un tempo. Un fatto è certo: gli egiziani lo ebbero in onore e l’ammaestramento di Esculapio si trova nel Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto, nel Taoismo cinese e nel Cristianesimo, dandoci la certezza che l’insegnamento esoterico risale in modo impressionante la spirale dei millenni senza poterne fissare la data, e che l’Archeosofia è l’attuale presenza di quello stesso sapere antico e sempre vivo.
Cristo, erede del passato medico e religioso, portò quelle conoscenze rivelate da Dio, comunicandole ai suoi intimi discepoli, e da quel momento in poi si diffuse l’arte di guarire le anime e i corpi dei veri credenti. San Pietro e san Paolo furono guaritori formidabili; poi vennero gli anacoreti della Tebaide, cioè i Padri del deserto, esperti nella terapia con il fluido curativo, l’ipnotismo o sonno provocato artificialmente, che ebbe momenti interessanti nella pratica dell’incubazione, il cui termine latino in-cubare significa “giacere dentro”. Dentro che cosa? Un luogo sacro, il tempio.

dal capitolo “ORIGINI ANTICHE DELL’ARTE DI GUARIRE CON L’IMPOSIZIONE DELLE MANI”

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