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La letteratura del Graal

La letteratura graalica fu l’evocazione di una realtà storica e soprastorica, di una realtà soprannaturale e immutabile dello spirito, svelata a chi poteva capirla, con simboli ora semplici e ora complessi e universali, che si ritrovano in tutti i Popoli e in tutte le epoche, sì da consentire l’unione di tutti i simbolismi, di tutti i miti e di tutti i culti.
Fu l’evocazione di un mistero ambientato in una corte scomparsa da un pezzo, quella di re Artùdux bellorum– dei Cimri nordici in lotta con gli Anglosassoni, fra il V ed il VI secolo dopo Cristo: tale evocazione, simile all’eco di una forza occulta, dette un possente impulso ai Cavalieri della “Tavola Rotonda“, affinché passassero dalla cavalleria terrena alla cavalleria celeste, attraverso la “cerca del Santo Graal“, ricerca consistente nel forzare la porta del cielo onde stabilire un contatto con la “presenza divina” del Graal.
Come nuova evocazione di un lontano avvenimento, la letteratura del Graal si sviluppò dal 1175 al 1230 circa, con testi manoscritti in prosa o in versi. Fra i più popolari e antichi citiamo il Perceval o Conte du Graal di Chrétien de Troyes. Questo autore del XII secolo fu uno dei più famosi poeti della Francia settentrionale, ed ebbe come continuatori Wauchier, Manessier e Gerbert de Montreuil.
Il Wauchier si era ispirato a testi precedenti, ed in special modo al Gawan, scritto da Bléheris, poeta del Galles, paese dal quale la conoscenza del Graal ebbe notevole diffusione. Per la prosa, i testi più noti furono il Perceval di Robert de Boron, che fa parte di una trilogia con il Joseph de Arimathia ed il Merlin. La detta trilogia racconta sia le ricerche del Graal che le imprese piene di avventure dei Cavalieri della corte di re Artù, ove figura un Palamedes.
Di ignoto autore, in aggiunta al Perceval di Boron ma di minore importanza, vi è il Perlesvaus, con un personaggio centrale, Lancillotto, popolare cavaliere intralciato nella ricerca del Graal dell’amore della regina Ginevra. Più avvincente è invece la “Quéste du Saint Graal“, opera in prosa con un eroe di nome Galahad, ritenuta di Gautier Map. Però si considera più significativo per la ricchezza dottrinale il Parzifal di Wolfram von Eschenbach, conosciuto come “minnesinger” bavarese, e che si dice ispirato al poema provenzale del Kyot. Il Parzifal venne scritto fra il 1205 e il 1216.
Da queste notizie non si sospetti neppure lontanamente di trovarsi di fronte ad una letteratura, ad una narrativa pura e semplice, perché il ciclo cavalleresco per la ricerca del Graal è testimoniato dall’architettura religiosa più severa e significativa: le Cattedrali. Infatti, nella cattedrale di Modena in Emilia vi sono dei bassorilievi di Wiligelmo o di Niccolò con scene leggendarie del ciclo bretone di re Artù. Questo Duomo fu costruito in stile romanico lombardo dall’architetto Lanfranco, e consacrato il 12 luglio 1184 da Papa Lucio III. Il portale, oltre ad avere il re Artù ed i suoi compagni cavalieri, reca i nomi scritti sui seggi che circondano la Tavola Rotonda. La cattedrale di Modena è quindi legata alla leggenda del Graal. Questo significativo bassorilievo risale al 1160 circa, perciò nel momento di piena attività dei Cavalieri del Tempio.
Altri bassorilievi del ciclo cavalleresco si trovano a Bari nel portale della Chiesa di San Nicola. Bari fu sede di Federico II e del ghibellinismo. In tutti i testi inerenti la storia del Graal, si fa notare a chi legge la sovrannaturalità di questo oggetto. Con diversi simboli è rappresentato come calice, tazza, patera, cosa immateriale, coppa che offre una bevanda di vita ai cavalieri assetati di dignità regale.
Vi sono anche testi che sostengono l’identità del Graal con una pietra, uno smeraldo caduto dal Cielo, originariamente ornamento della fronte di Lucifero, prima della sua caduta provocata dalla fallita rivolta. Sempre come pietra, viene segnalata con il senso di una perdita di Adamo, ma riconquistata da Seth per passare nelle mani di Giuseppe d’Arimatea dopo la morte e risurrezione di Gesù.
Dal momento in cui Giuseppe d’Arimatea si recò con Nicodemo e altri nella Bretagna Azzurra arrivandovi per via soprannaturale, figura quale capostipite della “regalità del Graal“, i cui successori saranno nei secoli i cavalieri di una dinastia di custodi del Divino Calice, chiamati “re pescatori“.

dal capitolo “ESPERIENZA DEL GRAAL E LE SUE FONTI MITICHE”

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