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Il Simbolismo del Cuore e il Graal

Il cuore è stato paragonato dai Templari al Graal o San Gral, cioè alla coppa di smeraldo (così definita per il colore del suo cristallo) con la quale Gesù, durante l’Ultima Cena, fece il rito teurgico dell’Eucaristia versandovi non soltanto il vino, ma alcune gocce del suo sangue: bevanda che fece bere ai suoi Discepoli. Fu questa la coppa in cui Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue gocciolante dal Crocifisso, e attorno ad essa nacquero le leggende del ciclo eroico.
A parte il simbolismo del sacro calice, il Graal fu custodito per tanti secoli a Cesarea di Palestina, quella Cesarea posta sul mare a mezza strada fra l’attuale Khaifa e Tel Aviv, nella quale si ebbe una ricca biblioteca e grandi personaggi quali Alessandro Vescovo di Gerusalemme e Origene, che più volte ebbe fra le sue mani il Graal : la coppa di Cristo trafugata secoli dopo, quando Baldovino I, nel 1101, assediata la città e passati a fil di spada i Turchi, la pretese nel suo bottino.
Baldovino I, fratello di Goffredo di Buglione, fu fatto re di Gerusalemme; egli era principe dei Franchi e custode del S. Sepolcro. Lo storico Guglielmo di Tiro, scrittore delle vicende della prima Crociata, attribuisce ai Genovesi la sottrazione della reliquia, poiché con la loro flotta avevano partecipato alla Crociata.
Noi siamo tornati in Cesarea nell’aprile del 1966, per vedere fra le sabbie i ruderi di quel che fu un centro di Iniziazione cristiana, residenza di San Paolo e di Eusebio storico della Chiesa, la Cesarea evangelizzata dal Diacono Filippo.
Il Graal che fu fra le mani di Origene, Padre della Ekklesia, era da lui paragonato al cuore dell’Uomo rigenerato, il cuore simboleggiato dall’Arca custodita nel luogo più segreto del Tempio. Da lui si prese l’usanza di chiamarlo “arca cordis”, arca del cuore. Anche San Bernardo scrive della buona terra che riceve il grano celeste contenuto nell’arca del cuore di Dio. L’arca è considerata come la custodia della conoscenza.
Noè fu custode della conoscenza antidiluviana, cioè di tutta la conoscenza delle antiche età, e l’arca dell’alleanza racchiude tutta la conoscenza della Thorà.
La Coppa del Graal è un oggetto reale, perché (e questo lo abbiamo già detto) servì al Signore la sera dell’ultima Cena, e in essa l’Esseno Giuseppe d’Arimatea, dopo il sacrificio del Golgotha, raccolse le stille del sangue di Gesù. Ma è anche uno dei Misteri , uno dei massimi Misteri riservati al vero Lotocruciano, è il simbolo della Iniziazione dei nuovi tempi, è la nascita, nel cuore dell’uomo, del Figlio di Dio, è la formazione dell’Io superiore. Il Graal simboleggia la “pietra fulgurea” perduta da Lucifero e poi da Adamo, ma restituita dal Cristo.
Nel XII secolo, santa Lutgarda parlerà del costato aperto di Cristo, che offre l’accesso al suo cuore divenuto un’arca. Guillaume de Saint-Therry nominerà pure l’apertura fatta nella parete dell’Arca, il cui parallelo si riscontra sempre nella ferita del Cristo, nel suo sangue e nel suo cuore . Ispirandosi ai testi biblici, così scrive in De contemplando Deo: “Che io entri tutto intero nel cuore di Gesù, nel Santo dei Santi, nell’Arca del Testamento, nell’urna d’oro”.
Il cuore, per questo mistico cistercense del 1148, è il luogo umano nel quale si opera la trasfigurazione e la conoscenza delle cose occulte. Sempre aderenti ai parallelismi, alle comparazioni con altre tradizioni, ricordiamo Krishna nel suo canto celeste espresso nella Bhagavad- Gîtâ, XVI,61, quando dichiara che egli dimora nel cuore di tutti gli esseri. Krishna è sempre Cristo che ritorna sulla terra come Luce del Mondo, e che ritornerà con nomi diversi, di età in età, per salvare tutti.
Secondo le Upanishad la meditazione si deve fare nel cuore, perché penetrando nel centro del cuore scopriamo l’Antico, il Non Nato, l’Eterno Essere.
Nel Corano, la parola “cuore” (qalb) appare 131 volte. La tradizione Islamica poggia sulla teologia del cuore. Nell’estasi, Maometto dice di aver visto con l’occhio del cuore e ritiene, perciò, il cuore come lo specchio della contemplazione nei profeti ai quali Dio ha aperto il petto. Sotto questo aspetto, sono importanti i testi del Sufismo, perché danno continui riferimenti alla meditazione ed alla ricerca di Dio nel cuore.

dal capitolo “IL SIMBOLISMO CARDIACO”

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