• Home
  • Itinerario di Ascesi e Mistica Cristiana

Itinerario di Ascesi e Mistica Cristiana

Le tappe del difficile e lungo itinerario proposto dalla Teologia Ascetica e Mistica Riformata vanno ricapitolate così: dal primo istante, lo scopo è preciso: liberare l’uomo dalla sua condizione di limitatezza umana, conquistare la libertà assoluta, realizzare l’unione con Dio.
Il metodo presuppone molteplici metodi e tecniche (fisiologiche, mentali e mistiche), legate insieme da un elemento comune: il loro carattere anti-umano o anti-profano. Il profano vive in seno alla società, fonda una famiglia, mette al mondo dei figli, combatte, si procura denaro, distrae il suo pensiero dalle cose del cielo.
L’Asceta realizza la solitudine, la povertà, l’assoluta castità o l’equilibrato rapporto dei sessi. Il comune si lascia possedere dalla propria esistenza terrena: l’Asceta si oppone a lasciarsi vivere: al moto incessante oppone la posizione statica, l’immobilità della retta postura corporea; alla respirazione aritmica, agitata e multiforme, oppone il controllo del respiro e pensa di poter arrivare finanche alla completa ritenzione della respirazione che è come fermare il processo agitato della mente. Al fluire caotico della vita emotivo-mentale, al turbinare dei pensieri e delle immagini, risponde con la fissazione del pensiero in un solo punto: Dio, primo progresso verso il definitivo ritrarsi dal mondo profano o fenomenico che l’astrazione raggiungerà.
Tutte le tecniche ascetiche suggeriscono una sola iniziativa contro l’inclinazione umana normale: fare l’opposto di quello che suggerisce la natura umana. Dall’isolamento alla castità, al distacco senza soluzione di continuità.
Col rifiuto opposto alla vita, l’Asceta imita un modello trascendente, il Padre, attraverso il Figlio Gesù, Nostro Signore e Maestro. L’opposizione alla vita è un concetto antico che rispecchia la polarità universale e arcaica fra il sacro ed il profano. L’uomo che rifiuta e scientemente reagisce alla sua condizione, tentando di eliminarla con un’arte sottile, strategica, è un uomo assetato di amore e di incondizionata libertà per darsi tutto a questo amore ineffabile, imperituro, rovente: Dio.
L’Asceta, nell’interrompere i suoi rapporti di solidarietà con la società e le cose del mondo, procede per tappe. In primo luogo sopprime le abitudini vitali meno essenziali: distrazioni, comodità, perdita di tempo, dispersione di forze intellettuali, etc. Poi si sforza di “unificare” le più importanti funzioni della vita: la respirazione, la coscienza. Imporre una disciplina al proprio respiro, ritmarlo, ridurlo gradualmente a una sola modalità – quella del sonno profondo – equivale all’unificazione di tutte le varietà respiratorie.
Soggiogamento delle funzioni nervose autonome ed endocrine, perché diventino coscienti e sotto il dominio della volontà attraverso il sistema nervoso centrale.
Il metodo della concentrazione in un solo punto, fissa sul piano della vita psico-mentale il flusso della coscienza, finché si realizzi l’unificazione del pensiero, una continuità psichica senza interruzioni.
Anche la più elementare tecnica Ascetica, la retta posizione corporea, si collega allo stesso fine: la coscienza della totalità del proprio corpo, percepito, sentito come unità è in funzione dell’esperienza di una delle positure corrette.
La calma, la serenità, l’estrema semplicità della vita, la statica posizione del corpo, la ritmizzazione del respiro, l’orazione mentale, il controllo biologico delle funzioni vegetative e la concentrazione in un solo punto (Iddio) sono esercizi che spingono verso un identico fine: eliminare o abolire la molteplicità e la disgregazione, reintegrare, totalizzare, unificarsi col Creatore, immutata restando la natura dell’anima creata nei confronti di Dio, spirito increato.
Unificarsi non nel senso panteistico (per carità), ma nel senso di avere come centro della propria anima (somigliante, ma non identica a Dio) il Creatore di tutte le cose.
Traendosi fuori della vita umana profana, l’Asceta ritrova un’altra vita, più vera, più profonda, perché ritmata alla vita stessa del Cosmo. In verità possiamo dire che le prime tappe dell’Ascesi sono tutto un tendere verso uno sforzo eroico di “cosmizzazione” propria.
Tuttavia la “cosmizzazione” è solo una fase intermedia, perché appena si avrà ottenuto con l’unificazione, la cosmizzazione, il processo va oltre: si tratta di rifare l’uomo in proporzioni macrontropiche, cioè gigantesche. Ma anche le esperienze del macrontropo non sono le ultime.
Il fine del mistico è quello di “ritirarsi” completamente dal cosmo, interrompere i legami col cosmo, divenire impermeabile alle esperienze del cosmo. Uscire fuori dal cosmo con la sola anima immateriale e immortale per concludere un atto di reale trascendenza. Vuotare la propria anima di ogni contenuto, proprio come dice S.Giovanni della Croce: “l’anima liberata dal mondo sensibile e dal monto intellettuale, entra nella misteriosa oscurità di una santa ignoranza, e, rinunziando a ogni dato scientifico, si perde in Colui che non si può vedere né afferrare…; unita allo sconosciuto per la più nobile porzione di se stessa, e in ragione della sua rinuncia alla scienza; finalmente, attingendo in questa ignoranza assoluta una cognizione che l’intelligenza non potrebbe conquistare”.
L’anima, scrive un profondo anonimo compendiatore della dottrina mistica di San Giovanni della Croce, prima di essere contemplativa, passa per molti stati, e indefinitamente vari. Altri dottori ve la dirigeranno, e non il nostro. Si sappia solo che l’opera divina è armonica e che, dalle prime orazioni ascetiche alle sublimi trasformazioni dello sposalizio spirituale che è lo sbocciare perfetto della vita della grazia, un medesimo ritmo comanda tutti i suoi procedimenti. È un ritmo di morte e di annientamento.
Perché l’anima sia elevata fino alla stessa vita di Dio, perché sia deificata in verità, bisogna che si rettifichi, si ordini, si calmi la sua attività e muoia finalmente ciò che vi è in lei di troppo umano; bisogna che le sue potenze – tutte le sue potenze – perdano, fin nella loro applicazione a Dio e alle cose di Dio, il loro vigore e la loro vivacità, il loro modo vagabondo, tumultuoso e puerile, le loro abitudini di “vecchio uomo”, secondo le stesse espressioni di San Giovanni della Croce, e si “semplifichino” come Dio è semplice.
Tutta la tecnica ascetica psico-fisiologica, dalla “retta posizione” del corpo, alla “concentrazione su un punto” ci indica l’aspirazione di voler che il caos della vita bio-mentale profana del neofita in seno al cosmo, sia trasformata.
L’Ascetismo medievale con Raimondo Lullo, San Tommaso d’Aquino, San Alberto Magno, Ruggero Bacone, Frate Elia successore di San Francesco d’Assisi, Dante Alighieri, indica tutto lo sforzo di omologare il corpo e la vita dell’uomo agli astri, ai ritmi cosmici, e naturalmente primi fra loro alla Luna e al Sole.
Per i colossi dell’Ascetica e Mistica Medievale non era possibile raggiungere la liberazione finale, non era ammissibile passare dal caos alla libertà senza transitare per la tappa preliminare della “cosmizzazione”. Per essa la fase intermedia è il “cosmo”, cioè realizzare il ritmo su tutti i piani della vita bio-mentale.
Ritmo d’altra parte che nella struttura dell’Universo ci viene segnalato dalla funzione “unificante” che in esso spetta al Sole e la Luna e gli altri astri. La fisiologia mistica medioevale si fonde sulla identificazione nel corpo umano dei “soli” e delle “lune”.
Nel “controllo del respiro” la vita coesiste con la tecnica “ritenzione del respiro” come nell’esperienza di “ritrarre il seme”, ove la “vita” coincide con la “morte”. Con l’ “estasi”, la “contemplazione”, l’ “unione mistica”, l’iniziato trascende gli opposti e in un’unica esperienza unisce il vuoto e il pienismo, la vita e la morte, l’essere e il non essere.
Con la “suprema concentrazione, estasi o unione” il mistico raggiunge l’unità primordiale; quella dell’Adamo nel Paradiso prima della caduta. Attua insomma il sogno che ha tormentato lo spirito umano sin da quando diede inizio alla storia: ritrovare la perduta Unità, coincidere con il Padre, rifare il cammino, abolire il Tempo e la Creazione, ovvero la molteplicità e l’eterogeneità del Cosmo.
Programma gigantesco, sublime, ineffabile, attuabile solo dopo la venuta del Redentore, dell’Unigenito Figlio di Dio.

Tommaso Palamidessi
estratto da un Articolo pubblicato su “Vita Cosmica”, Maggio 1955
in I Centri di Forza, di Alessandro Benassai

Copyright 2017 © Archeosofica, Scuola Esoterica di Alta Iniziazione.