La Meditazione

Cos’è la meditazione? La risposta è semplice: la concentrazione prolungata diventa meditazione. In altri termini, la meditazione è lo sviluppo della concentrazione . Ad essa si devono applicare le stesse leggi e condizioni regolatrici della concentrazione , mentre la diversità è tutta nella durata della concentrazione medesima.
Con la pratica, questo procedimento psicologico meditativo polarizzato su di un determinato oggetto produce una corrente di idee non influenzate da altre; scaturisce così un ininterrotto flusso di conoscenza che porta ad una limpida, intima e completa intuizione.
Fissate le fluttuazioni della mente e tenuto fermo l’oggetto prescelto, si acquisisce il potere di immedesimarsi con esso e capire ciò che esso è. La meditazione è un flusso continuo del pensiero verso un organo fisico, un centro di forza, un simbolo, Dio. Dipende da quale soggetto di meditazione sia stato scelto, e il risultato che si vuole ottenere.
Quando Dio è l’obiettivo della meditazione, allora il pensiero concentrato fluisce dall’anima a Dio come un filo d’olio. Il meditante si raccoglie in una attenzione fissa, e si fa consapevole solo della sua mente e dell’oggetto sul quale si è focalizzato. Il continuum mentale è sotto il costante controllo della volontà, e non capita mai che questo “continuum” si arricchisca di associazioni, analogie, simboli non controllati.
In ogni istante, la meditazione è uno strumento per penetrare le cose, per assimilarle e possederle. Nella meditazione vi è la coerenza, la lucidità sempre presente, perciò è paragonabile alla fiamma ossidrica che, proiettata e concentrata su di un solo punto, vi insiste senza divagazioni di sorta, fino a quando la parete d’acciaio colpita dalla fiamma, fonde. La meditazione è una scala di Giacobbe per salire nelle regioni della felicità spirituale e dell’eterna presenza della Luce di Dio. Essa accorda e armonizza il mentale, come se la mente fosse una corda tesa che emette una nota calante e che si cerca di tirare al punto giusto in modo da farla risuonare con la nota (oggetto meditato) presa come modello.
Quando la mente, a forza di tentare e ritentare, è capace di trattenere un tema per un breve periodo, si dice che essa è concentrata sul tema. Allorché l’atteggiamento della mente si risolve con la totale eliminazione di qualsiasi altro pensiero o tema diverso da quello stabilito, e ci si fissa in una sola idea, si entra nella meditazione. Questa riesce bene se la mente è sostenuta dalla ripetizione di un Nome Divino in una lingua sacra (ebraico, sanscrito, arabo, rispettivamente per un Cristiano abituato a queste lingue). Se l’Archeosofo non è cristiano, ma è un ebreo, un indù o un islamico, allora utilizzerà la rispettiva lingua. La proprietà di certi Nomi espressi in una lingua sacra è tradizionalmente riconosciuta. In India si chiamano Mantram; noi Archeosofi abbiamo loro dato un vocabolo dedotto dal greco: Logodynamo = parola-forza.

dal capitolo “TEORIA E PRATICA DELLA MEDITAZIONE”

Copyright 2017 © Archeosofica, Scuola Esoterica di Alta Iniziazione.