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La Presenza Divina nell’Icona

Fede, scienza, ascetica, teologia fanno l'individuo santo e cosmico. Nella preparazione per imitare il Cristo Glorioso vi entra anche la pittura, la scultura, ma massimamente la pittura archeosofica che è pittura sacra, la pittura delle icone; quella pittura che realizza la grazia della divina presenza. La presenza? Sì, la presenza! che aiuta a diventare perfetti.
 
Ecco quanto scrive sulla teologia della presenza uno dei più autorevoli scrittori di argomenti religiosi cristiani che abbiamo avuto:
 
"Diciamo l'essenziale: per l'Oriente, l'icona è uno dei sacramenti della presenza; il rito della sua consacrazione le conferisce un carattere miracoloso: "Canale della grazia dalla virtù santificatrice", è il luogo delle "fanìe" o manifestazioni. Il settimo concilio lo dichiara esplicitamente: "Sia attraverso la contemplazione della Scrittura, sia attraverso la rappresentazione delle icone … (che io considero Sacre Scritture visive, dipinte a colori) noi ci ricordiamo di tutti i prototipi e siamo introdotti presso di loro".
 
E il concilio dell'860: "Ciò che il libro ci dice con la parola, l'icona ce lo annuncia con il colore e ce lo rende presente". "Quando i miei pensieri mi tormentano e m'impediscono di gustare la lettura – dice S. Giovanni Damasceno – io mi reco in chiesa … La mia vista è fascinata e porta la mia anima a lodare Dio. lo considero il coraggio del martire … il suo ardore m'infiamma … cado a terra per adorare e pregare Dio per intercessione del martire". Perché questi è presente nella sua funzione d'intercessione e di comunione.
 
Certo, l'icona non ha realtà propria in se stessa, non è che una tavola di legno; ma proprio perché trae tutto il suo valore teofanico dalla sua partecipazione al "tutto Altro", non può rinchiudere niente in se stessa, ma diviene un punto schematico d'irraggiamento della presenza. L'assenza di volume esclude ogni materializzazione; I'icona suscita una presenza energetica che non è localizzata né rinchiusa, ma irradia tutt'intorno al suo punto di condensazione"
Cfr. Paul Evdokimov – La conoscenza di Dio secondo la tradizione Orientale Edizioni Paoline, Roma 1969, a pgg. 140-141
L'espressione felicissima: "l'icona suscita una presenza energetica che non è localizzata né rinchiusa, ma irradia tutt'intorno al suo punto di condensazione", richiama ai nostri concetti archeosofici secondo i quali la materia tutta quanta è compenetrata di un duplicato eterico, emozionale e mentale dinamizzato dal santo pittore che riesce a comunicare con la tavola tramite ciò che ha in comune con la tavola (corpo fisico, corpo eterico, corpo emozionale e corpo mentale) e arriva a comunicare con le divine energie, con lo Spinto Santo, con la Trinità o con lo spirito immortale del santo che l'icona raffigura, mediante ciò che nel santo pittore è ben altro, cioè eros, anima patetica e spirito. La "condensazione" è dovuta a tutto questo.
 
Naturalmente chi pur non essendo l'autore dell'icona la bacia, la tocca, la contempla come oggetto sacro terreno in corrispondenza a una realtà metafisica, ne subisce una iconizzazione, energizzazione salutare e illuminante nella misura della sua ricettività.
 
Vi è una pittura che raffigura il Cristo che dona la sua carne ed il suo sangue agli apostoli. Essa si riferisce a un'antica pratica, al momento della formazione del culto romano di adorazione dei doni, quando nelle chiese ortodosse l'icona del Salvatore era posata sulla tavola dell'altare durante la comunione. L'icona indica la direzione della nostra adorazione, cioè il Signore-Pontefice presente nel Mistero liturgico.
 
La teologia liturgica della "presenza" distingue senza dubbi con rigorosa nettezza l'icona da un quadro a soggetto religioso.
 
È importante considerare questo: tutte le opere puramente artistiche ben fatte o realizzate con scarsa capacità tecnica si situano in un circolo senza soluzione di continuità come un circuito chiuso: l'artista, l'opera d'arte da lui eseguita e gli spettatori. Il tutto chiuso in un immanentismo estetico che ha
effetti incalcolabili. Tra i beni emotivi operanti attraverso la sensibilità, l'arte è di grande importanza. Ma l'arte sacra mira allo spogliamento ascetico, all'aridità ieratica, perciò si deve opporre a tutto ciò che è romantico, emolliente, soave e lascivo.
 
L'icona ha un carattere sacramentale perfetto, perciò spezza il circolo la sua proprietà immanentistica, per affermarsi libera e indipendente sia dall'artista quanto dallo spettatore, e risveglia, produce non l'emozione, ma un elemento nuovo In rapporto al circolo, l'avvenimento della presenza trascendente. Il mistico si inchina nell'atto di preghiera e di adorazione davanti a qualcosa di non misurabile e onnipotente per cui l'opera d'arte diviene il luogo teofanico o delle manifestazioni divine che fanno scomparire lo spettatore e l'artista che ha fatto l'icona, perché è la tradizione che parla.
 
Nei miei viaggi assieme a mia moglie e mia figlia in Grecia a Kalambaka, in Bulgaria, Jugoslavia, Palestina, Rumenia, Russia quando sono entrato in una chiesa Orientale e mi sono trovato davanti a una icona vera ho provato una sensazione di divina presenza, di una vita trascendente e irradiante
meravigliosa.
 
Una icona dev'essere miracolosa, altrimenti non è icona, intendo dire che deve avere una carica di presenza, dev'essere un "canale della grazia dalla virtù santificatrice'".
 
Per l'Archeosofia e per l'Oriente, l'icona è uno dei sacramenti, per l'esattezza quello della presenza personale, ed appunto per questa sacralità si chiede la verifica di un sacerdote dotato che ne constati la correttezza dogmatica che sia a un livello sufficiente di espressione artistica e conforme alla tradizione, dopo di che svolge un rito di consacrazione non dissimile da quello per il pane e il vino, affinché la risposta divina all'epiclesi renda l'icona carica di presenza divina.
 
Tutto questo resta duro da ammettere alla Chiesa d'Occidente dopo la battaglia contro l'iconoclasmo risolta con un altro genere di iconoclasmo: il lasciar entrare il profano nell'arte sacra e togliere la
prospettiva sacramentale della presenza all'icona.

dal capitolo "ARCHEOSOFIA E TEOLOGIA DELLA PRESENZA NELL'ICONA"
 

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