L’Archeosofo

L’obiettivo dell’Archeosofo è vivere sulla terra nel pieno possesso della sapienza, delle virtù morali, in buona salute, dotato di poteri psico-spirituali, in continuo contatto con Dio, le Gerarchie Angeliche, i Maestri dei mondi soprasensibili, e poi, terminata la parte di lavoro per aiutare l’Umanità, trasferirsi nella beatitudine del Regno di Dio.
Ma per ottenere tutto ciò non basta la disciplina e l’Ascesi morale, il controllo della respirazione e del corpo fisico; non basta l’aiuto del Maestro terreno con l’Iniziazione orizzontale che dovrebbe aprire la coscienza del Discepolo all’influenza divina: l’Archeosofo o l’Archeosofa devono occuparsi del mentale, del loro corpo mentale affinché sia un perfetto strumento dell’Ego, devono interessarsi del loro corpo emozionale e del corpo eterico, per consegnarli docili e puri all’Ego.
Questo itinerario chiede un’attenzione perfetta e una concentrazione del mentale in un unico punto, che è Dio e i suoi attributi. Fino a quando il nostro lago mentale è agitato, increspato dal vento dei desideri, Dio non può riflettersi in esso. Ora il mentale non è sereno, è turbato dal processo della respirazione che agita il sangue e l’emotività. Perciò l’Archeosofo concentra innanzi tutto il suo mentale, regolando la respirazione prima di dare il via alla meditazione su Dio e su ciò che interessa la vita dello spirito.
Quando un veggente osserva un uomo, lo vede come una sagoma umana composta di luci colorate che sono i diversi modi di vibrare della sua aura, e che rivelano i sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia, dai quali derivano altri vizi di compartecipazione. Ebbene, se questi colori non scompaiono per essere sostituiti dalle virtù opposte, l’occhio dell’anima non può vedere Dio, perché la cortina fumogena dei bassi istinti glielo impedisce.
Il mentale rispecchia le attività del corpo astrale e del corpo eterico, servitori dell’anima emotiva e dell’anima erosdinamica. Per dare al lago mentale la sua bella calma e trasparenza, per conferire i bei colori azzurrini e dorati della spiritualità, della carità e della sapienza, dobbiamo analizzare ed usare bene le proprietà della coscienza, e precisamente: la volontà, l’attenzione, la capacità di fissazione, la concentrazione mentale, la memoria, l’immaginazione, la meditazione che altro non è se non la concentrazione prolungata su di un simbolo, una virtù o altro oggetto, favorita, se necessario, dall’astrazione.

dal capitolo “LE LEVE DI COMANDO DELL’INIZIAZIONE
SONO IL DOMINIO DELLA MENTE”

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