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Frammenti di Ricordi di Vite Passate

Secondo episodio: sempre nello stesso corridoio, fra i 9 ed i 10 anni, vidi scomparire ogni cosa, e mi trovai proiettato in uno scenario medievale, a Milano. Rientravo a casa, avevo lasciato da poco la Chiesa di San Michele della Chiusa: ne udivo ancora i rintocchi della campana. Era di pomeriggio. Il mio studio, poco illuminato da una finestra a feritoia stretta e lunga, lasciava intravedere una pavimentazione di legno a due tinte con disegni geometrici.

La porta, piccola e a due battenti, aveva anch’essa degli ornamenti. Guardavo i miei strumenti per l’osservazione degli astri: un astrolabio, una sfera armillare,animali rinsecchiti e imbalsamati, fra i quali un lucertolone che ricordo ancora bene; tanti libri e manoscritti. In un angolo, disposte con un certo disordine, notai delle ampolle, dei distillatori e piante medicinali in barattoli e appese a ganci.

Sopra il tavolo un gran libro sul leggio di legno, ancora aperto in una pagina che recava una figura per indicare i pianeti dominanti le contrade geografiche del mondo. L’opera, scritta e stampata in latino, metteva in evidenza il mio nome di medico: Hieronymus Cardanus. Sfogliando il volume, ricordo che c’erano alcuni oroscopi quadrati e un pezzo di titolo de astrorum judiciis.

Nella visione non avevo più la coscienza di essere un fanciullo di 9-10 anni. Ero felice d’essere riuscito a farmi stampare quel trattato, e mi fregavo le mani in uno slancio nervoso di ambizione appagata. Ero vestito di rosso, di velluto rosso, con spada e pugnale cesellati. Un poco trasandato, colletto bianco non troppo pulito. Ero biondo, con occhi azzurri. Notai queste cose guardandomi indosso, e anche perché mi vidi riflesso in una parete, che specchio non era. Oggi direi che vedevo in due modi, come soggetto e come osservatore.

Su di una parete c’era un planetario fatto da me, un quadro mobile che mi dava la data del calendario, le fasi della Luna e altre posizioni astronomiche. Non ricordo bene il giorno e il mese indicati dal quel calendario, ma l’anno era il 1542.

Scomparsa la visione, mi riebbi stanchissimo e pieno di meraviglia e perplessità. A quella età non sapevo chi fosse stato il Cardano: lo seppi alcuni anni dopo, cercandone le notizie biografiche su di un dizionario di mia madre. Rimasi per anni ed anni con quella impressione. Trascorse molto tempo, poi, dopo una permanenza a Tripoli in Libia, più tardi a Siracusa, ebbi nuovi fenomeni a Torino, quando già mi ero orientato verso gli studi che appassionarono Cardano. A Torino, cercando alcune opere di astrologia e di medicina antica, mi capitò di comprare da un antiquario, nel 1940, proprio quel volume visto da fanciullo a Catania, nello stato di regressione della memoria. Dal libraio, sfogliai con febbrilità le pagine per ritrovare le figure che tanto mi avevano impressionato durante la visione: c’erano, il libro era quello, non vi erano dubbi. Me lo portai via felice.

Poiché descrivevo spesso la casa di Milano, i testimoni, e fra questi c’era anche il dott. Arnò donatore della già nominata Autobiografia, mi suggerirono di andare sul posto per controllare con i miei occhi, francamente non sapevo da quale parte incominciare: Milano è grande, non l’avevo mai visitata come Palamidessi, ma andai lo stesso, anche perché dovevo consegnare il copione di un mio trattato, “Il corso degli astri e le malattie nell’uomo“, alla Casa Editrice Fratelli Bocca, che lo diede alle stampe.

Bene, nel girare per le strade di Milano, ad un tratto mi trovai in una via, nella quale ebbi l’impressione di essere già stato. Poi, all’improvviso, mi pervase una intensa emozione, un nodo alla gola, sudavo freddo, e provai un serpeggiare di acqua gelida lungo le gambe. Credetti in un fenomeno rabdomantico. Non fu così: alzando gli occhi mi accorsi che la strada si chiamava “via della Chiusa“, e volgendomi dalla parte opposta vidi una lapide commemorativa comunale che indicava lo stabile, per ricordare che era stato la casa di Gerolamo Cardano, insigne matematico e medico. Rimasi di stucco.

Riavutomi dalla sorpresa, corsi a casa di alcuni amici astrologi per raccontare l’accaduto, i fenomeni avuti in precedenza, il ritrovamento del libro… ma costoro mi risero in faccia. Allora li costrinsi a venire con me in via della Chiusa. Arrivammo sul posto, e salito al primo piano bussai ad una porta con tutta sicurezza. Venne ad aprire l’inquilino, un sarto che gentilmente ci fece visitare la vecchia abitazione del Cardano. Purtroppo tutto era rimodernato, dentro e fuori. Gli chiesi di una certa stanza, per arrivare alla quale bisognava passare lungo un corridoio buio.

Il sarto rimase meravigliato della richiesta, ma ci condusse sul posto, che riconobbi perché in quell’epoca, nel 1940, la stanza aveva ancora un residuo di medioevalità (la porta, il pavimento). La finestra non era, però, a feritoia. Lo feci notare, ma il sarto disse che il padrone di casa l’aveva fatta allargare alcuni anni prima. Gli amici furono stupiti, ma sempre scettici e confusi. Solo io rimasi convinto di essere la reincarnazione di Gerolamo Cardano, e credo anche gli amici di Torino che furono presenti alle sedute.

dal capitolo “FRAMMENTI DEI RICORDI DI
ALCUNE VITE PASSATE DELL’AUTORE”

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