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Scritture e Reincarnazione

Passiamo alle prove tradizionali e Scritturali, e per cominciare atteniamoci alla Bibbia. Nella Sapienza di Salomone (Sap.VIII,19-20), leggiamo: “Ero, poi, un figlio ben dotato e ho avuto in sorte un animo buono; o piuttosto, essendo buono, venni in un corpo incorrotto”.
Sant’Agostino considera questo passo come una dimostrazione della preesistenza delle anime e della reincarnazione (De gen. ad litt.,10,7). Nel Talmud, un’opera ebraica compilata nel V secolo dagli ebrei più eruditi di quell’epoca, vi è un passo che dice così: “L’anima di Abele passò nel corpo di Seth, e più tardi in quella di Mosè“.

È fuor di dubbio che Gesù Cristo abbia insegnato in segreto ai discepoli questa grande verità, e l’abbia accennata anche pubblicamente, senza svilupparla, tacendo il piano della creazione che non poteva essere capito dalle masse e dagli uomini del tempo, perché pochi erano i colti e gli evoluti. “Ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete in condizione di portarle. Quando, però, verrà lui, lo Spirito di verità, vi introdurrà a tutta intera la verità; egli, infatti vi annunzierà le cose da venire”(1).

Fra i discepoli del Signore vigeva la convinzione che un individuo poteva aver peccato prima di nascere, ossia in una vita anteriore. Lo confermano alcuni discorsi riportati dai Vangeli. Per i seguaci di Cristo e per coloro che erano istruiti nelle cose spirituali, i morti potevano ritornare a vivere sulla terra, e in corpi e circostanze conformi alla legge di compensazione.

Difatti, un giorno Gesù andando dalla parte di Cesarea di Filippi, chiese ai suoi discepoli: “- Chi dicono gli uomini ch’io sia? – Ed essi risposero: – Alcuni dicono che tu sei Giovanni Battista, chi Elia, chi uno degli antichi profeti risorto -. Ed egli a loro: – Ma voi, chi dite che io sia? – Pietro rispose: – Il Messia di Dio -“.

Nel concetto dei discepoli, la risurrezione era la reincarnazione. Le idee al riguardo non erano ben chiare alle masse. Erode Tetrarca chiedeva del Cristo: “È Giovanni Battista risuscitato da morte?” Quindi, chi non era iniziato ai misteri della Kabbalàh o scienza segreta dei profeti ebraici, aveva una vaga e incompleta cognizione sull’anima e il corpo.

Si credeva che un uomo potesse rivivere, ma non si sapeva esattamente in che modo. La risurrezione era la spiegazione popolare insegnata dai dottori della Legge, dai Rabbini, ma la reincarnazione era la spiegazione degli iniziati, che la indicavano con le rivoluzioni dell’anima, il Ghilgul. La risurrezione è di un Dio fatto Uomo, la reincarnazione è degli uomini.

Al paralitico della piscina di Bethesda, la cui infermità durava da ben 38 anni e costituiva una crudele esperienza, Gesù disse: “Ecco, tu sei stato sanato: ora non peccare mai più, perché non ti capiti di peggio”. E che cosa mai aveva potuto fare un bambino innocente da meritare una pena così dura: trentotto anni di paralisi?!

dal capitolo “DIMOSTRAZIONE SCRITTURALE E
SPERIMENTALE DELLA REINCARNAZIONE”

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