Regno di Dio

Riprendiamo ora l’argomento sugli Evangeli. Abbiamo detto al proposito che l’idea centrale dell’insegnamento di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, è quella del Regno di Dio, di cui parleremo come natura, costituzione e condizioni.

1)- LA NATURA DEL REGNO DI DIO – Il Regno di Dio che Gesù Cristo predica, contrariamente a ciò che nei pregiudizi pensavano i Giudei, nulla ha di terreno, ma è interamente spirituale, opposto al capo degli angeli ribelli, cioè Satana.

a)- Le forme sotto cui si presenta sono tre, tutte diverse:
1)- ora è il regno riservato agli eletti, o Paradiso: “Venite benedetti dal Padre mio, ereditate il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo” (Matteo,25-34);
2)- ora è il regno interiore, che si trova già sulla terra, cioè la grazia, la paternità divina, l’amicizia, offerte da Dio e accettate dagli uomini di buona volontà;
3)- ora è il regno esterno che l’Ente Supremo fonda con lo scopo di perpetuare l’opera sua sulla terra.
b)- Il regno è uno solo e medesimo, benché le forme siano tre, poiché l’organizzazione esteriore è fondata con lo scopo di sviluppare il regno interno nella pace, condizione questa indispensabile per aprire il regno del cielo.

2)- LA COSTITUZIONE DEL REGNO DI DIO – Il regno già accennato ha per capo Dio stesso: “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo” (Matteo,6,9-10); ora, questo Dio è nello stesso tempo Padre di ogni anima in particolare, dei suoi sudditi, non solamente della comunità come nell’Antica Legge. La sua bontà è talmente grande che raggiunge anche i peccatori (Matteo,5,16-45), fino a quando vivranno sulla terra; ma la sua giustizia condanna al fuoco dell’inferno i peccatori ostinati: “Allora dirà a quelli di sinistra:- Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli” (Matteo,25,41).
Questo regno fu fondato sul nostro pianeta da Gesù Cristo, figlio di Dio e dell’uomo, che è anche nostro re: per diritto di nascita, in quanto è l’erede naturale, il figlio, l’unico che conosce il Padre come il Padre conosce Lui; è re per diritto di conquista, perché venne nella terra a salvare ciò che era crollato e a remissione dei nostri peccati versò il suo sangue sul monte del teschio. È Re che ama i poveri, i piccoli, gli abbandonati e li circonda di premure paterne e materne, corre dietro alla coscienza smarrita per ricondurla al regno, e sulla croce perdona i suoi carnefici (Matteo,9,13-36; 10,6; 18,12-24; 19,14; Marco,2,16; Luca,11,12). Questo re è anche giudice dei vivi e dei morti, perciò nell’ultimo giorno separerà i buoni dai cattivi, accoglierà con amore i giusti nel suo regno definitivo, mentre condannerà i reprobi all’eterno tormento (Matteo,25,31-46). Guai a chi perde il regno sulla terra, guai a chi ha avuto il raro  privilegio di essere cristiano e non lotta per acquistare il diritto alla vita del regno.

3)- LE CONDIZIONI DEL REGNO DI DIO – Le condizioni di ingresso al regno sono semplici e severe. Chi vuole entrare nel regno deve fare penitenza, di qui la necessità dell’Ascetica e dell’Ascetica Archeosofica (Matteo,4,17; Marco,1,15; Luca,5,32), di ricevere il battesimo, di credere al Vangelo e di attenersi scrupolosamente ai comandamenti (Marco,16,16; Matteo,28,19-20). La perfezione è nell’ideale proposto dai discepoli: questo ideale consiste nel perfezionarsi il più possibile secondo la perfezione di Dio. Poiché siamo suoi figli, la nobiltà di esserlo ci impone precisi doveri, in modo da avvicinarsi al massimo alle divine perfezioni: “Siate anche voi perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo,5,48). L’idea di perfezione richiede due condizioni essenziali: la rinunzia a se stessi e al prossimo, allo scopo di distaccarsi da tutto ciò che ostacola l’unione con Dio; e l’amore per donarsi interamente a Dio seguendo suo figlio Gesù il Cristo: “Diceva poi a tutti:- Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua” (Luca,9,23).

a)- I gradi della rinunzia sono vari: esclusione per tutti di quel disordinato amore delle creature e di sé, che costituisce il peccato, in particolare il peccato grave, sbarramento fatale al nostro fine; la rinunzia è così costrittiva che se l’occhio destro ci scandalizza, dobbiamo strapparlo senza pensarci due volte (Matteo,5,29). Chi vuole essere perfetto dovrà spingere ancora oltre la pratica della rinunzia, accettando e mettendo in opera tutti i consigli evangelici: il distacco dalla famiglia, la povertà affettiva, la continenza, la castità perfetta (Matteo,19,16-22; Luca,14,25-27; Matteo,19,11-12). Chi non potesse o non volesse arrivare a tanto, può accontentarsi dell’interna rinunzia ai beni di questo mondo, alla famiglia; praticherà l’interno distacco e lo spirito di povertà da tutto ciò che si oppone al regno di Dio nell’anima; in tal modo potrà innalzarsi ad un alto grado di santità (Matteo,5,1-12). I gradi di rinunzia risultano facendo la distinzione fra precetti e consigli: l’osservanza dei comandamenti consente di entrare nella vita spirituale; ma la perfezione chiede la vendita dei propri beni per donarli ai poveri (Matteo,19,16-22). La perfetta rinunzia arriva all’amore della croce per amore del Crocifisso che si vuol seguire sino alla fine provandone letizia (Matteo,5,3-12).
b)- La rinunzia è uno spogliarsi per arrivare all’amore di Dio e del prossimo per Dio. È evidente che l’amore sintetizza tutta la Legge: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti” (Matteo,22,40); amore totale, per cui uno si dà a Dio senza riserve con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente (Matteo,22,36-40). E poiché racchiude tutta la perfezione, è il massimo dei comandamenti.

1)- Quest’amore ci induce innanzi tutto a glorificare il Padre Celeste: quindi è filiale (Matteo,6,9); e per glorificarlo il meglio possibile, questo amore ci induce a osservare i comandamenti (Matteo,7,21).
2)- Questo amore deve essere confidente e incapace di dubbio, perché il Padre Celeste ha cura dei suoi figli più di qualunque altra cosa (Matteo,6,26-33). Tale confidenza si dimostra con la preghiera, che in base alle promesse del Divino Salvatore del mondo o Mediatore celeste, ottiene quanto chiede (Matteo,7,7-8).
3)- Questo amore genera l’amore del prossimo, essendo tutti fratelli, figli dell’identico Padre celeste: “Ma voi non vi fate chiamare Maestro, perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli” (Matteo,23,8). Perciò Gesù, Signore nostro, dà a questa virtù una grande importanza, dichiarando che in fase escatologica, cioè nel giorno del Giudizio, riterrà come fatto a sé ogni servizio reso al più insignificante dei fratelli (Matteo,25,40). Il Cristo si identifica, perciò, con i suoi membri, ragion per la quale amando il prossimo amiamo Lui, che è venuto sulla terra a subire il supplizio della croce per l’incomprensione, crudeltà e durezza di cuore umana. Amore che abbraccia indistintamente tutti, anche i nemici, che dobbiamo tollerare con pazienza, invocando con la preghiera l’Altissimo per loro e facendo loro del bene (Matteo,5,44); amore del prossimo accompagnato perciò dalla dolcezza e dall’umiltà, come l’amore del divino Modello: “Imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore” (Matteo,11,29).

Rinunzia e amore sono le due condizione fondamentali richieste a tutti per conquistare il Regno di Dio e la perfezione: esse racchiudono tutte le virtù indicate dai sinottici.

dal capitolo “PRINCIPI DI SPIRITUALITÀ DEI SINOTTICI E DELL’EVANGELO SECONDO SAN GIOVANNI CON GLI APPORTI TEOLOGICI DI SAN PAOLO”

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