Avatara

Avatara: alla lettera vuol dire “discesa“, deriva dalla radice della lingua sanscrita dell’India avatr. Corrisponde al concetto indù ed esoterico cristiano di “incarnazione” di un Dio in forme diverse, alcune delle quali sono già apparse o si presenteranno periodicamente per ben precisi fini di salvezza umana.
Quindi l’Avatara o gli Avatar sono i Messia, i Salvatori dalle conseguenze dell’ignoranza e del peccato. Ma più che incarnazioni del dio si tratta di corpi umani prescelti, nei quali si insedia una possente concentrazione della compassionevole e misericordiosa “presenza spirituale speciale divina“.
L’ultimo Avatara, in ordine di arrivo, fu Gesù Cristo. Egli deve ritornare, come ha promesso, per giudicare i vivi ed i morti. Gesù è in ebraico Jeshua = Dio con noi, e Cristo = unto, messia, re mandato da Dio, o Re e Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech.
I precedenti Avatâr furono diversi. Uno di questi (con esistenza terrena consimile a quella di Cristo) nacque 3000 anni prima di Gesù in India, a Madura, dalla vergine Devaki, secondo la cronologia brahminica (casta sacerdotale di Brahma, il Creatore). Il suo profilo biografico ricorda il Cristo, e la descrizione viene tramandata dal poema eroico Baghadvagîtâ.
Chiunque sia l’Avatara, passato o da venire, si tratta sempre dello stesso spirito in opera secondo l’immanenza del Dio trascendente. Quando i tempi furono maturi, duemila anni or sono, l’uomo Gesù, il Cristo storico, fu penetrato dal Cristo soprastorico, vivente ieri come oggi e per tutta l’eternità, identico al Cristo sacramentale vivo nei cuori di tutti coloro che lo amano, siano essi cuori di cristiani, di indù o di islamici.
L’Avatara inteso anche come profeta, è Dio che viene a noi nel suo Messia, pur restando in una trascendenza inaccessibile.

estratto dalla voce “AVATARA”

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